Convegno “Donne Politica Utopia”

Ciao a tutti!

Il seminario Il Corpo della Differenza è lieto di invitarvi al convegno “Donne Politica Utopia” che si terrà a Padova il 14 e 15 Maggio presso l’aula magna Galileo Galilei (Palazzo del Bo).

Di seguito vi lasciamo una presentazione del convegno e nell’area download potrete scaricare il volantino ufficiale.

Invitiamo tutti a partecipare numerosi.

Un grande saluto

Argomenti per il Convegno

con Rossana Rossanda

Donne Politica Utopia

Università di Padova

14-15 Maggio 2010

Proponiamo di seguito alcune riflessioni sul tema Donne Politica Utopia, tre parole sulle quali ci stiamo interrogando e sulle quali vorremo riflettere insieme durante il convegno. Non si tratta di condividere o meno quanto abbiamo scritto, si tratta piuttosto di partire da qui in cerca di nuove piste, di nuove immagini di una realtà che per il momento ci impone una serie di riflessioni non serene, tentando di incrociare diversamente gli eventi, di trovare anche altre parole che fotografino meglio di queste ciò che siamo o ciò che il mondo è diventato o potrà diventare a seguito della volontà di trasformazione delle lotte delle donne. Per rifletterci insieme e vedere se riusciamo a dire qualcosa di nuovo, a inventare nuove idee per progettare un mondo della politica diverso, utopico, forse, ma reale rispetto ai desideri, alle necessità e ai bisogni delle donne oggi e di domani.

Da Olympe de Gouges a Mary Wollenstonecraft, da Anna Maria Mozzoni e Anna Kuliscioff alle suffragette dei primi del ‘900, la prospettiva del movimento delle donne nella prima metà del secolo scorso si è articolata nella volontà di godere degli stessi diritti “pubblici” di cui godevano gli uomini, con momenti di “protezione” legati alla maternità e alla cura. La “second wave” del femminismo degli anni ’60 ha fatto emergere da un lato la volontà delle donne di rendere effettivi i diritti formali conquistati e dall’altro la problematica del riconoscimento di una differenza irriducibile alla neutralità del “cittadino”. Il conflitto tra i sessi generato dalla lotta delle donne per modificare le condizioni di discriminazione, di subordinazione e di non  riconoscimento delle differenze nello spazio pubblico, ha posto in essere delle dinamiche di cambiamento sociale di cui è importante valutare le conseguenze.

Oggi nel mondo, rispetto al passato, ci sono molte più donne con potere, denaro e lavoro retribuito. Dal 1970, a livello mondiale due posti di lavoro su tre sono stati occupati da donne. L’aumento delle percentuali di presenza femminile nelle cariche apicali rappresenta un passo in avanti notevole in tutti i settori (della politica, dell’economia, della cultura), pur tenendo presente che i numeri iniziali sono esigui.

Su 13 vincitori di Nobel quest’anno ben 5 sono donne. Sembra giustificato teorizzare la fine del patriarcato, come fine di una legittimazione universale di rapporti di subordinazione di un sesso rispetto all’altro. Ma le ingiustizie e le discriminazioni verso le donne continuano ad essere praticate. E’ tuttora enorme la sperequazione tra salari, opportunità, autorevolezza, accesso all’istruzione, alla salute e, nei paesi più poveri, al cibo, tra uomini e donne. A livello politico il superamento della subordinazione violenta delle donne non è mai stata una priorità, né per i partiti, né per i governi, come del resto il superamento dell’esclusione delle donne dai posti di potere.

Le iniquità, le prepotenze, le sopraffazioni, gli abusi legati al genere sono sempre meno tollerati e un numero crescente di Stati prevede sanzioni legislative; nei casi in cui emergano nei circuiti mediatici producono pubblico scandalo. Spesso però vivono nel sommerso sociale e sono  giustificati come comportamenti non modificabili, culturalmente accettati, o sono rappresentati nel discorso pubblico come eccezioni.

Il corpo delle donne resta il luogo su cui si determina la definizione di identità sessuali e status sociale: rappresentato spesso dai media mainstream come oggetto mercificato e mercificabile, a disposizione (della corruzione) del potere, diventa il dispositivo attraverso cui si costruiscono soggettività passive, senza voce, riflesse.

L’immagine del femminile debole, incompleto, afasico permette la produzione di retoriche e norme di disciplinamento che fanno della vittimizzazione lo strumento di controllo più efficace per rafforzare lo stereotipo binario vittima/carnefice. All’interno del quale, per la vittima, non c’è mai alcuno spazio di autodeterminazione.

Al di fuori di questa logica binaria neutralizzante si è collocato il femminismo: nella rivoluzione epistemologica e politica della frantumazione del soggetto universale della cittadinanza ha sicuramente modificato e rovesciato i rapporti sociali, familiari, relazionali: ma fino a che punto? Nei luoghi delle decisioni, nei luoghi del potere istituzionale le donne sono poche e quando ci sono (forse perché sono poche) non danno molti segni innovativi. Forse il cambiamento si ritrova nelle pratiche (la politica prima, Libreria delle donne di Milano), ma c’è da chiedersi come tali pratiche si possano generalizzare, come si relazionano con le norme sociali senza rimanere confinate nei luoghi delle donne. Come trasformare le pratiche femminili di resistenza e conflitto in mutamento sociale?

Ancora oggi il potere maschile è sinonimo di un dominio che universalmente si erge sulle fondamenta della gratuità del lavoro di cura. L’organizzazione di questo potere forse non si presenta più nella forma del patriarcato, ma nella nuova accezione del Fratriacato (una nuova configurazione del conflitto fra i sessi) (Francoise Gaspard) e in ogni caso tende ad escludere la diversità e a prevedere al massimo l’omologazione che produce la neutralizzazione delle differenze, cosa che il pensiero politico femminista non ha mancato di osservare, rilevando che non siano possibili emendamenti.

La seconda ondata del femminismo ha fatto emergere con forza come la sfera personale sia una dimensione intrinsecamente politica, e probabilmente è su questa “politica” che bisogna tornare per riscoprire nuove forme di autodeterminazione non negoziabili.

La libertà del corpo, il desiderio di essere nello spazio pubblico in modo autonomo sono scivolati verso derive inaccettabili? Partendo dal nodo sessualità-politica, ci chiediamo come non rimanere imbrigliate nell’omologazione e come uscire da quelli che sembrano vecchi schemi di vendita commerciale di sé. Come leggere i mutamenti del presente in modo che non ci schiaccino in visioni dicotomiche e riduzioniste delle femminilità? Come far pesare le parole e le voci di quante eccedono il modello dominante?

Alisa Del Re, Valentina Longo,

Lorenza Perini, Caterina Peroni

CIRSPG

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