IV Incontro, S. Mezzadra, Diritto di fuga – G. Valpione

Introduzione alla tematica dell’immigrazione. Ed. 2001 professore di SciPol, legato alla rete UniNomade.

Diritto di fuga: diritto in quanto ambivalente (da una pare come vittima questuate richieste). Egli si rivolge al governo come garante della licenza di poter compiere qualcosa.

Fuga: analisi dei flussi migratori sub specie individualis. Contro gli studi post-coloniali. La fuga è l’iniziativa soggettiva di fuggire dalla propria patria e dalla propria cultura. Es. delle migranti donne.

Dispositivo idraulico: richiesta di lavoro e spostamento. Questo testo va contro questa tesi “meccanicistica.” Vi è una ricerca di lavoro e richiesta di lavoro. Ma vi sono anche casi soggettivi (donne che fuggono per scappare dal modello patriarcale). Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Il migrante non deve essere curato e difeso. La visione della sinistra tende ad accentuare questo vittimismo. Egli è contrario al multi-culturalismo: 1. La cultura è un elemento labile 2. Contrario a politiche di identità culturali e sessuali (smistare le donne e gli uomini) 3. Uguaglianza, non ritorno ad una società individualizzata (l’uomo ridotto alla volontà personale). Questa è una astrazione 4. Contro gli studi post-coloniali (stigmatizzazione). 5. I flussi di migranti sono soggetti e non un solo oggetto. 6. Contro l’universalismo liberale.

Parallelismo fra la Germania di inizio ‘900 e l’Italia dopo la Turco-Napolitano (che istituisce i CPT) – e la Bossi-Fini  (permesso di soggiorno riguardo al lavoro). Nel giro di un secolo viene mostrata una  I invarianza.

II invarianza: obbligo di legittimazione. Il contatto di lavoro dei migranti non può essere rotto. Alla fine del lavoro, scade il permesso di soggiorno. Vi è dunque una dicotomia nella gestione capitalistica – liberale dei rapporti migratori. Nel capitalismo v’è una celebrazione del lavoro precario, della mobilità, ma allo stesso tempo l’imbrigliamento dello stesso. Il migrante, nel momento in cui entra in Italia/Germania inizio ‘900 è subito bloccato.

È necessaria della manodopera a basso costo per svolgere dei lavori che gli autoctoni non vogliono svolgere. Il secondo problema sono i CPT.

Razzismo: non bisogna rimanere imbrigliati ad una retorica multiculturale, perché ciò nasconde dei meccanismi più complessi (come le retoriche dei colonial studys). Cioè i miti del bon sauvage. Noi abbiamo una visione della storia come sviluppo lineare, in cui i paesi non Europei sono posti in una tappa precedente (Hegel).

I Marzo: Aspetti comuni fra migrazioni e crisi del modello fordista. Il I marzo non riguarda solo i migranti. Mezzadra vede una linea di continuità con le secessioni: il 68’ della riforma universitaria, il femminismo e l’operaismo.

Dialettica dei confini: Non si può parlare di confini fisici (geopolitica classica dentro/fuori). Il migrante porta con sé una propria cultura, ma la presenza del permesso di soggiorno non fa di un immigrato un autoctono. Vi sono degli studi di sociologia che dimostrano la difficoltà nell’inserimento di migranti all’interno del sistema educativo. Esistono quindi delle classi sociali. I CPT sono degli introietta menti di classi sociali più che politiche. Vi è un moto popolare che si cristallizza in enti gestiti dallo stato. Porosità dei confini.

Governance: non ci sono stati nazioni che si autogovernano. Vi esistono delle multi nazioni che gestistono, al posto dello stato, i flussi di denaro e lavoro. Vi è una distruzione dei confini statali da parte della realizzazione del sistema globalizzato.

Conclusione, aggiunta di conversazioni (III, autonomia delle immigrazioni): L’irriducibilità dei movimenti migratori al movimento idraulico provocato dai bisogni.

Obbiettivo dei governi attuali: stabilire un sistema di dighe (confine come poroso); cioè l’introduzione del migrate come clandestino ma lavoratore.

Nelle migrazioni non c’è solo uno spazio liscio, ma c’è uno spazio striato (desideri, corpi, concetti diversi dai nostri). Non si tratta di opposizione io/altro. Ma di una porosità, cioè di una funzione differenziale.

Discussione:

I vasi comunicanti hanno conseguenze retoriche, cioè questi discorsi hanno una funzione pragmatica. È necessario integrare questa visione di macrosistemi con una visione più micro sistemica, cioè esperienziale. È necessario parlare di casi personali.

Critica alla retorica “aiutiamoli a casa loro”: è necessario vedere gli esempi individuali. Ciò che critica è il modello idraulico, che ragiona per macrosistemi, cioè utilizzando dati statistici.

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